giovedì, 02 luglio 2009

 

            Mercoledì prossimo, 8 luglio, a Viareggio, presso gli stabilimenti balneari Teresita, in zona Città Giardino sulla passeggiata a mare, alle 21 Giovanni Bogani presenta il suo libro "Per tutto il tempo che ci resta".

          Quarantasei anni, fiorentino, giornalista specializzato in cinema, corrispondente dai principali festival internazionali, Bogani è autore di saggi e di numerosi romanzi. Il primo, “L.” – uscito per Edimond, poi ripubblicato da Cult editore – ha superato le settemila copie vendute, diventando un vero e proprio “cult”.

 Per tutto il tempo che ci resta

            Con una nota che introduce il libro, Carlo Verdone omaggia il libro di Bogani: “Hai una vena malinconica, un’inquietudine che sento vicina alla mia. Il tuo personaggio insegue sempre le emozioni, senza fermarsi mai. Il tuo Luca esplora continuamente luoghi e anime. C’è chi non si fida più delle proprie emozioni. Tu invece hai ancora il coraggio di affidarti alle sensazioni, all’istinto, hai ancora il coraggio di innamorarti. E questo coraggio un po’ lo invidio”.

 

            Berlino, Glasgow, la Bretagna, Capri, Firenze. Sono molti gli angoli di mondo in cui le storie si svolgono. Ma c’è un denominatore comune: i personaggi del libro sono degli “invisibili”. Uomini e donne “normali”, ciascuno con un suo segreto, un suo desiderio, un dolore silenzioso. Sono una ragazza francese, violinista di strada. Un’italiana che scrive romanzi e fa la cameriera a Berlino. Un irlandese di cinquant’anni che somiglia a Samuel Beckett e invecchia ostinato e solitario al tavolino di un pub. Una studentessa universitaria che la sera “lavora” con la webcam, e al mattino dopo in facoltà studia Storia dell’Arte. C’è una ragazza che ama: sempre, subito, troppo. Nove storie silenziose. Di quelle che, se nessuno le racconta, spariscono come acqua, sul marciapiede dei giorni. michele placido



            Bogani ha anche realizzato un video dal libro. Un booktrailer in cui attori e cantanti leggono brani dei racconti. Tra loro, Giancarlo Giannini, Ron, Giulio Scarpati, Marco Cocci e Michele Placido. 

           



Le recensioni. “Lui, lei, la fiamma dell’innamoramento, lo spegnersi, il dirsi addio, a volte l’altro: insomma l’amore. Eppure Bogani riesce a trovare parole nuove per dirlo. E’ così bravo a reinventare semanticamente la realtà, che essa non sembra neppure quella quotidiana”. (Quotidiano Nazionale - libri)

“Sono storie intrecciate con immediato e appassionato lirismo, dentro una scrittura nervosa e destrutturata. Viaggi e miraggi che decantano la quotidiana imperfezione, fra amori e illusioni, sfocianti al termine della notte in una rasserenante voglia di solitudine” (il manifesto)

"Per tutto il tempo che ci resta" è un libro che devo presentare, mercoledì prossimo, a Viareggio al bagno Teresita. Quando l'abbiamo programmata, questa serata, pensavamo a qualcosa che chiude una normale giornata di mare. Adesso lo scenario è sinistramente cambiato.

Per me, che a Viareggio ho passato innumerevoli estati, sapere che la morte è arrivata, prendendosi vite senza permesso e senza preavviso, lì dove tutto sembra immutabile, persino banalmente immutabile, è sembrato il segno di una maledizione. Come se la vita, ancora una volta, avesse mostrato il suo volto brutto, quello che da bambini non credevamo potesse avere.

Ma si va avanti, per chi c'è e per chi ha voglia di guardare, si va avanti perché è giusto, forse, coltivare ugualmente le storie, i racconti, quel piccolo teatrino di cose con cui inganniamo il tempo del nostro esser vivi.

E così, esisterà anche questa presentazione. Mercoledì alle 21, al bagno Teresita di Viareggio. Insieme a Rossella Martina, che presenta il suo libro "C'era una volta un bambino".

Non potremo non pensare a chi dormiva, e si è visto investito dal mostro. Non potremo non pensare a una tragedia che forse non è così casuale come sembra. Non potremo non pensare a chi si è trovato di fronte torce umane che cercavano la fuga dall'orrore.

Non possiamo fare molto. Ma ci saremo, anche per loro.

 

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giovedì, 09 aprile 2009
GIOVANNI VERONESI
ALLA SCUOLA IMMAGINA DI FIRENZE

VENERDì 10 APRILE ORE 17.30
SCUOLA IMMAGINA, BORGO DELLA STELLA 11 ROSSO

INGRESSO LIBERO
L'incontro sarà condotto da Giovanni Bogani e Beppe Ferlito
veronesi
Giovanni Veronesi, regista di "Italians", sceneggiatore per Verdone, Francesco Nuti, Pieraccioni, è uno dei "motori" del cinema italiano. Specializzazione: commedia.

Commedie che funzionano, che attirano il pubblico, come i recenti "Manuali d'amore" e come "Italians". O anche esperimenti strani, come "Il mio West", in cui riesce ad attrarre nel suo cast anche David Bowie, per un western da girare in Garfagnana...

Inventare storie, ogni giorno. E poi metterle in scena, trasformarle in cinema. Un lavoro che Veronesi fa con passione da 25 anni, come se fosse un gioco.

Venerdì racconterà la storia della sua passione, e alcuni flash della sua storia d'amore col cinema, a Giovanni Bogani e a Giuseppe Ferlito. Luogo: la scuola Immagina, che Ferlito dirige da 15 anni, nel cuore di Firenze.
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mercoledì, 01 aprile 2009

            "L." - gli inediti

           1. Quindici anni

 

Comincio a scrivere qualche pagina su quello che accade prima della prima pagina di "L.", e dopo l'ultima. "L.", il libro, verrà presentato lunedì alla libreria Edison di Piazza della Repubblica, a Firenze, alle 21.

Con Massimo Ghini, Claudio Spadi, Francesco Grifoni.

 

L di Lovergine jpg
Sono esattamente quindici anni che Luca non ha più Libera. Quindici anni sono il frullo d’ali di un colibrì. Quindici anni sono una curva nella strada. Quindici anni sono quindici chilometri nel pack gelato, che non si capisce più se è

terra o se è mare, quello che è sotto. Quindici anni sono un lungo sonno, aspettando di svegliarsi.

           

            Quindici anni sono una ciocca di capelli che cade, e cadendo diviene grigia. Quindici anni sono un lupo in agguato che aspetta solo che tu sia più debole. Quindici anni sono la giovinezza che sai era posata, per un attimo, sulla tua spalla, e ora è andata a bussare ad altre braccia, ad altre bocche. Quindici anni sono un romanzo che si è scritto da solo. Quindici anni sono la nostra casa diventata museo. E nessuno ci entra più.

 

            Quindici anni sono una maratona di piccoli passi, sono piccole lacrime di indegnità versate ogni giorno, piccole risate che non placano la sete, quindici anni sono quindici porte chiuse, quindici città che non rivedrai, sono quindici stelle e nessuna cometa, sono l’Annunciazione che non c’è stata, sono quindici montagne scalate, senza nessun panorama di là. Sono quindici domande senza risposta. Sono quindici monete cadute in un tombino.

 

            Sono quindici volte in cui ho cercato di capire il mistero di Libera.


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domenica, 29 marzo 2009
Massimo Ghini
presenta
"L.".

Lunedì 6 aprile, ore 21
libreria Edison
piazza della Repubblica, Firenze

con lui
Claudio Spadi e Francesco Grifoni



Copertina L. SOLO FRONTE leggera
Lunedì 6 aprile alla libreria Edison, in piazza della Repubblica a Firenze, Massimo Ghini presenterà il mio romanzo "L.". Insieme a lui, ci saranno il cantante Claudio Spadi e l'attore Francesco Grifoni.

Massimo Ghini, che ha già letto in un video un racconto - per il quale ha vinto l'Airone d'oro al festival di Montecatini - leggerà alcuni brani del romanzo.

E non è l'unico lettore "strano" del libro...

Roberto Benigni e L












claudio spadi
Claudio Spadi suonerà alcune delle canzoni che in "L." vengono citate, raccontate, sfiorate. Francesco Grifoni, attore emergente ("I Cesaroni", "Ris") leggerà altri brani.

Ma per chi si fosse messo solo ora all'ascolto, come dicevano una volta in tv: che cosa è "L."?

E' un romanzo. Un romanzo d'amore. In cui, cosa non comunissima, è l'uomo il sesso debole. Una storia romantica dove lui non si vergogna di raccontare che soffre per amore. O forse...

Non so cosa sia, non ho mai saputo cosa fosse. Un libro, un canto, un'ossessione, un modo di sfidare il tempo, un modo di tenerlo impigliato. Raccontare un amore, o meglio l'immaginazione di un amore, o meglio la fine di un amore. O meglio ancora, quegli attimi in cui dell'amore restano solo i frantumi, come schegge di vetro in terra, e nella scheggia che ti taglia vedi riflessa la tua faccia. "L." è stato il mio primo tentativo di scrivere, di dare forma e respiro alle parole, di dare ritmo e musica a quella cosa che mi vorticava dentro, senza avere nome.

E' anche la storia di una donna, così bella da permettersi di indossare la sua bellezza con nonchalance, una donna così forte da amare, prima di tutto, la sua libertà.

Il romanzo lo trovate presso www.edimond.combogani suona leggera
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martedì, 10 marzo 2009

Il caos e la calma. Sandro Veronesi e Edoardo Nesi alla scuola Immagina di Firenze.

FotoSandroVeronesiJerryBauer01

Sono due degli scrittori più rappresentativi del panorama italiano.

Sandro Veronesi, nato nel 1959, vincitore del premio Strega con "Caos calmo", editorialista nei quotidiani, sceneggiatore, cofondatore di Fandango Libri.

Edoardo Nesi, nato nel 1964, secondo classificato al Campiello con "L'età dell'oro", regista del film tratto dal suo libro "Fughe da fermo", direttore editoriale di Fandango libri.

La letteratura, il cinema. Incroci a volte pericolosi. Il mercato. Come nasce lì'idea per un libro? Quanto si lavora sulla struttura della storia? Quante volte si riscrive? Quanto tempo per scrivere il primo capitolo? Quanta energia va dedicata alla promozione? Si scrive di giorno o di notte, nel silenzio o con la musica?

Queste e altre domande le potremo fare, questo pomeriggio alla scuola Immagina, alle 16. Firenze, Borgo della Stella 11 rosso.

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venerdì, 27 febbraio 2009

Berlin. Tagebuch Einer Verlorene.


Berlino / 12. Humana.


Humana è il nome di un negozio che c'è a Berlino, e chissà in quante altre parti della Germania, o del mondo. Negozio di vestiti usati: i soldi che dai, servono a progetti umanitari in Africa. Aiuti a bambini, a villaggi, a popoli interi. Quello che vedi, a Berlino, è un grande hangar pieno di vestiti. Tutti puliti, tutti ordinati per colore. Tutti con il loro economicissimo prezzo. Altrove, sarà il negozio della Salvation Army, dell'esercito della salvezza. Come a New York, o a Washington. O a Milwaukee, un negozio di vestiti di seconda mano di cui hai dimenticato il nome. C'è sempre un ripostiglio, una soffitta, un deposito di quello che altri hanno indossato. E che ora offrono a te. Ti senti un fratello minore, per questo ti piace. O forse, in quegli abiti che hanno una vita, una storia, un passato, senti di poter afferrare anche tu un cammino, una storia da aggiungere alla tua.


Io non lo so perché amo gli abiti usati, forse solo perché non costano quasi niente, e non sono mai rigidi, artificiali, ostili come quelli nuovi. Sono morbidi, sono affettuosi. E poi mi immagino di essere un po' come quell'americano, o come quel tedesco che ha indossato quell'impermeabile, quei pantaloni, quella giacca. E' come scoprire tesori, infilarsi in quel magazzino. E poi, in Germania, in quei negozi ci sono vestiti forti, pronti per affrontare il vento, la neve e la mala sorte.


Ci sono vestiti buoni per nascondere i battiti del cuore. Ci sono vestiti buoni per fare gli equilibristi sul filo dei pensieri. Ci sono vestiti buoni per affrontare la campagna di Russia, per affondare nella neve con scarpe di pietra e cappotti di ghisa, con cuori d'acciaio e anima fiammeggiante. Che questo ci vuole, qui in questa pianura di Prussia, qui in questa neve, qui in questa distesa infinita di brina coperta da strade e palazzi grigi con le finestre grandi, e dentro una luce quieta, ogni casa un silenzio.


Ci sono vestiti buoni per fare Carnevale e vestiti buoni per fare un regalo, ci sono camicette leggere e maglie dello Schalke 04, del Bayern Munchen, maglie di portieri di chissà quale squadra, maglie dell'Hertha Berlin e tute sgargianti, ci sono i vestiti di Cristiana F. che strisciava nello zoo di Berlino degli anni '70 e ci sono vecchi occhiali. Ci sono anche piccoli animali di peluche, non costano quasi niente. Non li avevo visti, per anni, questi animali. E oggi, sopra uno scaffale, vedo un cane di peluche. Un cucciolo di cane, color champagne, o color sabbia bagnata. Con le orecchie grandi e il naso morbido. Con l'aria davvero innocente. Chissà a chi è venuto in mente, di disegnarlo così, così tondo, così bambino.


Il cane di peluche sta sopra uno scaffale di cappotti da donna, tutti di lana, anni '60, sembrano i cappotti che aveva mia madre, ci starebbe bene una 600 Fiat lì nel mezzo. Sta lì sopra, e nessuno se ne accorge. E' lì per abbellire un po', non per essere venduto. Sta tutto adagiato sul metallo, a sonnecchiare, con le orecchie basse.


Non ho mai avuto il coraggio di volere un figlio fino in fondo. E neppure di comprare una macchina, che è già un inizio per sognare una famiglia, o qualcosa che ci vada vicino. Non ho mai neanche comprato un cane vero, per senso di responsabilità, credo. Perché non ho una vita stabile, e perché a un animale non puoi spiegare “stai tranquillo che ritorno”. E un animale soffre, senza capire perché, senza che nessuno possa spiegargli il futuro, o le intenzioni. Insomma, non sono stato capace di comprare neanche un cane. Non sono mai stato capace di concepire una felicità che comprendesse almeno un altro essere vivente, oltre me. Compro il cane di peluche, costa cinque euro. Almeno te, ti porto via da qui.


Berlino / 13. Il rosario nero.


Esco da Humana, con un cane grande e imbarazzante, color mare d'inverno, che mi guarda in silenzio. Non so come portarlo, è troppo grande per lo zainetto. Alla fine decido di tenerlo in braccio, come fosse un bambino.


La metropolitana arriva presto. E' un lampo, una scia, un pensiero banale che interrompe tutti gli altri. Si pensano cose banali, in metropolitana. Entra dentro, entra in tempo. Ascolta la voce registrata. Einsteigen, bitte. Zuruck bleiben! Nachster Bahnhof, Wittembergplatz. Nachster Bahnhof, Nollendorfplatz. Nachster Bahnhof... E' un rosario, che ti annulla i pensieri. Ma oggi c'è una novità. Questo vagone di metropolitana è più moderno. Ed è il primo della fila. Dal vetro oscurato, si può guardare in avanti. Si può guardare dritto dentro i binari, dritto dentro il buco nero. Il buco nero in cui il treno si infila, passata l'oasi di luce e di gente della fermata.

Che cosa c'è tra una fermata e l'altra? Che cosa c'è in quel buco nero di minuti che passa tra una frenata e l'altra, tra un mucchio di gente e l'altro, tra una voce registrata e l'altra? Che cosa c'è tra i grani di quel rosario? Che cosa vede il guidatore, quando si infila in quel nero?


Posso vederlo, adesso. Posso scoprire che cosa c'è in quel tempo vuoto tra i nomi di due fermate. E penso che, in quel tempo vuoto, il guidatore passa le ore, i giorni, e qualche volta la vita. Per tutta la giornata, vede un tunnel. Che cosa gli si muove nella testa, che cosa immagina durante quel viaggio infinito nel nero? Di che cosa ha voglia, quando esce di lì? Che cosa gli manca di più, che cosa gli manca più forte, quando striscia dentro quel niente per ore e ore?


Da una stazione all'altra, ci sono binari, rare luci, curve dell tracciato di ferro che invece sembra sempre dritto, e poi una promessa di chiarore lì in fondo, finché non si arriva al flash di una nuova stazione. E poi ancora buio, pareti di pietra o di muro strette addosso al treno, e i fari della metropolitana che illuminano una porzione di spazio, piccola, quanto basta per andare avanti. E poi di nuovo un attimo di luce.


Vivere è una tela di cose con cui riempire i lunghi intervalli tra un momento e l'altro di felicità.


Lo cantava Claudio Lolli, tanti anni fa. La vita è sempre come quegli spazi tra una fermata e l'altra. Poi, per fortuna, sale su gente. E per un attimo, ci dimentichiamo del buio.


Ma io sono più fortunato del guidatore della metropolitana, mi dico. Io ho girato i paesi del mondo. Io ho visto le persone, e le città. Io conosco la vita. Sono stato al cinema, io. Ich Kenne das Leben, bin im Kino Gewesen. Era scritto su una spilla che avevo visto da qualche parte. Conosco la vita, sono stato al cinema. Il cinema mi ha insegnato i luoghi, le strade di New York e i deserti della Mongolia, mi ha fatto vedere Cuba con i suoi musicisti e la Normandia quando sbarcarono gli Alleati. Il cinema mi ha insegnato le parole, me le ha consegnate pulite, definitive, perfette. Sono io che le ho dimenticate tutte. Il cinema mi ha insegnato le emozioni. Tutte. Le ho conosciute, le ho vissute lì, prima che sulla pelle. Il mio tunnel è stato molto colorato, pieno di poster. Poi, qualche volta, alle fermate è salita su gente. La gente che mi ha carezzato l'anima, per un po' almeno.


Vero? Dico al cane di peluche, quando scendiamo alla nostra fermata. Lui non risponde, e capisco che ha capito.


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martedì, 27 gennaio 2009
Roberto Benigni e L"O Bogani! Finalmente 'un tu devi veni' a Gargonza a portarmelo!"


Clic, si legge.

Magari a qualcuno interessa. Da oggi - dopo anni in cui per trovarli bisognava telefonare, sperare in carovane di cammelli che portavano qualche libro nelle bisacce - tutti i libri che ho pubblicato per Edimond sono acquistabili on line sul sito www.edimond.com .


E' tutto semplice: ci sono le foto dei libri, una breve descrizione, e il carrello. Si paga con Paypal o anche contrassegno, con poche spese di spedizione.

I libri che ho pubblicato per Edimond sono

"L."
"Berliner Blues" (introduzione di Wim Wenders)
"Non aprire mai"
"Amore a ore"
"Per tutto il tempo che ci resta"
"Atlantide".
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lunedì, 19 gennaio 2009
Kakà torna a casa

Incredibile. 
Interviene Berlusconi al bar televisivo di Biscardi, come uno dei beceratori qualsiasi che si saltano sulla voce. Solo che lui ha la notizia: Kakà resta al Milan.

E chissà come ci son rimasti i telegiornali Mediaset. Le agenzie, tutti. Boh. Io non ci credo. Che io ami Berlusconi, penso nessuno lo possa mai dire. Però, senso del teatro e dello spettacolo, ne ha quest'uomo. Non l'ha detto a un cronista di agenzia, non ha fatto passare la notizia dai comunicati. Ha telefonato a Biscardi.

Io, veramente, credevo fosse Fiorello che lo imitava. O qualcuno a caso. Invece era proprio lui.

Boh. E' tutto un circo.
postato da: giovannibogani alle ore 21:54 | Permalink | commenti
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sabato, 03 gennaio 2009
Se ci trovi anche dei fiori
in questo blog...


    C'è una canzone che per me è quasi sacra. Che esplora luoghi del sentimento dove tutti siamo stati, almeno una volta, senza riuscire a disegnarne la mappa. Sta dentro le parole del mio libro, come il rumore sommesso e misterioso dei ruscelli.



postato da: giovannibogani alle ore 15:17 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 16 dicembre 2008

Come dio domanda


Grande film. Dove dio non comanda, e non c'è. Dove è l'uomo a perdersi nella pioggia, nella rabbia, nella ferocia, nell'assenza di perché. Dove l'Italia è una cosa inutile, persa, senza morale, senza gentilezza, senza cuore, senza niente, senza futuro, senza pietà, senza carezze.

Grande film, film che fa male. Filippo Timi mai così bravo, minaccioso, terrificante. Un dramma shakespeariano in un inferno di pioggia che sporca anche l'anima. Mai vista tanta disperazione, tanta bellezza, e tanto cinema.


Una storia d'amore tra padre e figlio. Un padre terrificante, violento e violentato. Un senso di minaccia che aggredisce ogni scena, e toglie il respiro.  

 

postato da: giovannibogani alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
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